Che Piemonte sarebbe senza Bonèt? Insieme alla Panna Cotta e alla Crema al Gianduia, questo dolce ha reso molto nota la cucina piemontese. Infatti è facile trovare questi piatti non solo sul territorio regionale ma anche sul territorio nazionale e oltre le Alpi. Come luogo di nascita di questo fantastico dolce si tende ad indicare la zona delle Langhe.
La ricetta
Questo dolce ha origine da pochi e semplici ingredienti come le uova, lo zucchero, il latte, il cacao, un liquore e gli Amaretti. La preparazione inizia sbattendo a freddo tutti gli ingredienti. Nel frattempo si deve preparare una forma in cui andrà cotto il Bonèt, versandoci dentro dello zucchero, che verrà fatto caramellare. Lo zucchero caramellato dovrà coprire il fondo e le pareti dello stampo. Ora si svuota l’impasto prodotto in precedenza all’interno dello stampo e si fa cuocere a bagnomaria fino a quando non si è solidificato l’impasto. In seguito bisogna far raffreddare il tutto ed ora è pronto per essere gustato! Attualmente come liquore, all’interno dell’impasto, viene messo il rum mentre in passato si usava il Fernet. Questo liquore veniva utilizzato perchè tende a sveltire la digestione. In molte zone del Piemonte la ricetta riceve però alcune variazioni. Per esempio, è possibile trovare Bonèt fatti con l’aggiunta di nocciole o caffè. Esiste però una variante molto più rara ed antica del Bonèt detta Monferrina. Tra gli ingredienti di quest’ultima non è presente il cacao.
Il nome
L’origine del temine Bonèt ha due correnti di pensiero. La prima prende il nome dallo stampo impiegato nella cottura del dolce. Invece la seconda ha origini ben diverse. Il Bonèt, in Piemontese, indica un cappello tondeggiante. E’ buona regola indossare il cappello per ultimo quando si esce da un locale. Come il cappello, il dolce è l’ultimo ad essere servito a tavola. Da qui l’origine del nome.