Il gusto dolce ed aromatico del Ramasin è insostituibile e spesso si vorrebbero donare questa prugna anche a chi non ci sta troppo simpatico!

Quale nonna piemontese non ha mai offerto dei Ramasin al nipotino che aveva un blocco di stomaco? E anche da grandi, non vi è mai capitato di volerle offrire a qualcuno che non vi sta a genio?

Il Ramasin è un frutto di piccole dimensioni diffuso quasi esclusivamente in Piemonte. Questa prugna, solitamente di colore viola scuro, è conosciuta per la sua polpa che si stacca facilmente dall’osso.

Il Ramasin si raccoglie tipicamente a terra o su delle reti montate alla base della pianta tra i mesi di luglio e agosto. Il Susino Damaschino (questo è un altro nome per indicare i Ramasin) è caratterizzato da una buccia coperta da un velo di pruina. Questa cera bianca naturale è prodotta direttamente dal frutto.

Storicamente, si crede che questa pianta sia stata introdotta nel Medioevo dalla civiltà araba, più precisamente da civiltà provenienti dalla città di Damasco (per questo il nome damaschine).

Nonostante le sue origini, queste piante hanno una forte resistenza al gelo e hanno bisogno di una scarsa manutenzione perchè sono restie alle malattie.

Durante la raccolta, in passato, si organizzavano ogni sera due mercati nel saluzzese. Il primo in Frazione San Lazzaro a Saluzzo e l’altro nel comune di Pagno.

Ai giorni d’oggi si possono trovare sui banchi del mercato ma sono anche molto ricercati sotto forma di confettura, sciroppati nella classiche “burnie” oppure secche. Inoltre, come le Susine Santa Clara, sono utilizzate spesso per la preparazione di liquori aromatici.

Tra l’altro, questa piccola delizia, è presente anche nel fritto misto alla piemontese!

Nel 2006 è stato fondato il Consorzio per la Promozione e Valorizzazione del Ramasin del Monviso ed inoltre è diventato anche Presidio Slow Food.