Il Tartufo Bianco, come tutti sanno, è il Re dei Funghi ed è il protagonista indiscusso dei territori di Alba. Il tratto distintivo di questo gioiello è il profumo che ricorda vagamente quello dei formaggi fermentati o addirittura del metano. Esso è talmente forte che invade le strade della città di Alba durante la famosissima Fiera del Tartufo che si svolge nel mese di Novembre. Il corpo fruttifero è irregolare, cresce sotto terra e la sua dimensione può variare dai 2 ai 9 cm. La sua superficie è di color ocra e liscia. Tagliandolo si può notare che l’interno ha un colore bianco e, negli esemplari più datati, si possono notare macchie rossastre. Solitamente questa “pepita bianca” viene utilizzata grattuggiata o tagliata a scaglie sottili su carni crude o sui tradizionali Tajarin. In passato veniva utilizzati i maiali per cercare i tartufi ma ora sono stati sostituiti dai più fedeli cani. Questo cambiamento è dovuto al fatto che i maiali sono ghiotti di questo fungo e il padrone non riusciva quasi mai a togliere dalle fauci del suino i piccolo tesoro.
Territorio e Prezzo
I terreni dove si può trovare questo fungo sono argillosi e ricchi di piante come il pioppo, il tiglio e la quercia. Spesso è più facile trovarli nei pressi di corsi d’acqua e il periodo di raccolta inizia a fine estate e continua fino all’inverno. Ciò che rende il Tartufo Bianco non accessibile a tutti è il costo. Infatti di norma il prezzo si aggira attorno ai 100€ all’etto ma è soggetto ad una forte variazione. Questa variazione è dovuta a 3 fattori:
  • Ambientali: come per esempio la particolare terra in cui crescono;
  • Stagionali: come l’umidità e la pioggia (punti fondamentali per la crescita di questo fungo);
  • Di Mercato: in generale il prezzo aumenta per due motivi: alta richiesta e scarsa reperibilità.
Visti i molteplici fattori che influiscono sul prezzo, è stata creata una Borsa del Tartufo che da ottobre a dicembre pubblica ogni settimana il prezzo aggiornato del prezioso fungo. Il Tartufo Bianco non è presente solamente ad Alba ma anche in Umbria, Toscana, Molise e in piccole quantità in Calabria. Sono stati fatti inoltre dei tentativi di coltivazione ma si sono rivelati deludenti dal punto di vista qualitativo e della produzione.